Stati Estremi d’impossibilità

Stati estremi di impossibilità

Andrew Friend, Giorgio Garippa, Oliver Palmer, Brett Swenson, Matthew C. Wilson, Nayari Castillo, Ruben Brulat, Valentina Bonifacio – Lucia Veronesi, Devin Kovach

A cura di Heba Amin e Francesca Girelli

 

Dal 29 luglio al 27 agosto 2017

 

Lastation (Piazzale Stazione 2, 1° piano Stazione Ferroviaria Gagliano – Leuca)

e Piazza Immacolata

 

Per secoli, l’idea di finis terrae ha catturato l’immaginario di sognatori e avventurieri vogliosi di raggiungere confini remoti e di scoprire territori sconosciuti. Le fantasie legate ai confini della terra hanno generato molteplici visioni creative fatte di narrazioni e immagini.

Partendo dall’idea che la suggestività delle estremità terrestri possa diventare un catalizzatore di azioni culturali, la parte più meridionale del Salento é diventata parte integrante del processo artistico di DEFAULT, un think-tank interdisciplinare per artisti, organizzato con ricorrenza biennale presso LaStation, Gagliano del Capo.

Il progetto di residenza invita i partecipanti a sviluppare progetti di ricerca individuale e collettiva, riflettendo sulle geografie immaginarie, sia storiche che contemporanee. Il fulcro della ricerca è l’analisi delle nozioni di terre estreme e dei loro effetti a livello personale, psicologico e artistico.

 

DEFAULT approccia temi legati al clima e alle condizione ambientali, come strumenti che permettono diverse letture di paesaggi umani e naturali. Per i partecipanti che interagiscono con la realtà geopolitica e sociale del lugo, sperimentare la marginalità geografica del finibus terrae diventa una componente della produzione artistica. Le loro analisi delle complesse relazioni tra le frontiere e i loro mutamenti nel corso della storia rivelano gli spazi liminali che risiedono nei territori all’estremo. Con la finalità di ampliare il discorso che riguarda le caratteristiche socio-antropologiche che definiscono queste aree, la residenza indaga le linee sottili tra le realtà ufficiali e quelle percettive.

 

Extreme State of Impossibility presenta una selezione dei lavori realizzati durante le ultime due edizioni di DEFAULT. Le opere in mostra considerano gli artifici e le intrinseche incongruenze che si nascondono nella demarcazione di confini, frontiere, ed estremità geografiche. Partendo dalle percezioni convenzionali del territorio, gli artisti in mostra provocano, criticano e spostano l’idea di geografia, considerandola come un ampio contenitore di vaste psico-topografie.

 

Le opere si rivolgono ai confini marittimi in costante cambiamento; a orologi geologici che creano diverse stratificazioni temporali; a transazioni internazionali di prodotti ed individui; apparati di conoscenza paralleli che si sovrappongono grazie a sistemi di comunicazione tra specie diverse. Extreme State of Impossibility adotta l’estremità come stato mentale per confrontarsi con una contemporaneità caratterizzata da identità nazionali fluide e frontiere che non sono più statiche. La ricerca di DEFAULT e i lavori che ne sono scaturiti enfatizzano stati di impossibilità che vengono plasmati dalle caratteristiche proprie delle terre estreme.

I lavori

Andrew Friend (Londra, 1985): Attraversando i due mari (2015) rispecchia l’interesse per le situazioni incerte, investigando la zona grigia nell’irregolare confine immaginario tra il Mar Ionio e l’Adriatico. Ufficialmente i due mari si dividono nel Canale di Otranto, ma le loro correnti si incrociano nel Capo di Leuca. In questo modo l’artista ci guida a valutare i confini tra le realtà ufficiali e quelle percepite dal corpo.

Giorgio Garippa (Oristano, 1968) & Oliver Palmer (Harold Wood, 1982): Senza Titolo (2015).

Garippa e Palmer si concentrano su tematiche del viaggio e dell’immigrazione, come le storie dimenticate dei rifugiati che percorrono tragitti pericolosi per raggiungere le coste straniere, nello specifico quelle del Salento. La facilità con cui prodotti commerciali atraversano frontiere e continenti é qui contrapposta ai divieti che regolano i flussi di mobilità umana.

Brett Swenson (Chicago, 1987): La/vora (2015).

La ricerca artistica di Swenson segue traiettorie sperimentali tra l’azione e la re-azione, l’intenzione e l’occasione. La/vora si manifesta come una moderna metamorfosi. A Punta Meliso, i resti fossili di antichi coralli, mura erose e pericolanti della Seconda Guerra Mondiale e i detriti accumulati dall’afflusso di migranti si fondono in un unico quadro. I tre canali del video rappresentano ognuno un orologio temporale, un riflesso della stratificazione millenaria del territorio.

Matthew C. Wilson (North Carolina, 1982): Cose in comune tra sogni e comportamento animale e Grotta del Diavolo (2015).

Wilson rievoca il passato della Grotta del Diavolo, che si trova su Punta Ristola ed è raggiungibile via mare e terra da due aperture, una frontale e l’altra posteriore. I resti di manufatti composti da ossa, conchiglie, armi e utensili al suo interno suggeriscono che fu abitata fin dal Neolitico. Ispirandosi a un metalogo di Gregory Bateson in cui l’autore si chiede se gli animali pensano allo stesso modo in cui gli umani sognano, Wilson esplora possibilità di comunicazione tra specie diverse, facendo interagire gli abitanti della grotta con le pagine del testo.

Il lavoro di Wilson è in mostra presso la location sita in Piazza Immacolata

 

I lavori degli artisti che hanno partecipato a DEFAULT17 esplorano strategie di sopravvivenza delle specie che inabitano le terre estreme (Nayari Castillo); elementi di intrusione e contrasto con il paesaggio locale, umano e naturale (Bonifacio – Veronesi); diversi livelli di osservazione e di interazione con il territorio attraverso apparati ottici e di riproduzione (Devin Kovach); la relazione tra micro e macro scala e spiritualità (Ruben Brulat).