Le Riarborescenze sono i segnali botanici che ripartendo dalle piante e dal suolo – e quindi da una relazione biunivoca con essi – possono accompagnare la rigenerazione e la riparazione dei terreni: e per questo Luigi Coppola ci ricorda: “Se non abbiamo fiducia della terra sotto i nostri piedi, a cosa possiamo dare fiducia?”.
Riarborescenze, riunisce due percorsi di ricerca e produzione artistica, Ex Situ e Vinculum, negli spazi espositivi del Palazzo Baronale De Gualtieriis sede di KORA e nelle strade di Castrignano dei Greci dal 15 luglio al 19 novembre.
La mostra è la prima personale dell’artista, che mette in connessione i due percorsi sviluppati parallelamente in due contesti geografici e socio-politici distanti: il Katanga nella Repubblica Democratica del Congo e le terre del Salento, idealmente connessi da una storia di sfruttamento e degrado del territorio e la necessità di intervenire attraverso azioni riparatrici collettive a partire da una rinnovata sensibilità e alleanza con le piante e le forze della natura.
Vinculum, è un’opera originale pensata per lo spazio pubblico del paese di Castrignano Dei Greci.
Dopo anni di sperimentazione e ricerche negli uliveti salentini colpiti dalla xylella fastidiosa, l’artista prova a rendere visibili le forze generatrici ancora presenti nei campi di ulivi, dati nella maggior parte dei casi per spacciati, e costruire un nuovo legame (Vinculum), con la terra, in cui gli esseri umani, si prendono le responsabilità delle scelte scellerate rispetto all’espansione della monocoltura, l’impoverimento del suolo, il rigetto della vita contadina e della cura dei propri ecosistemi. Attraverso un radicale ripensamento del nostro stare e agire, possiamo pensarci come agenti nei cicli della materia, ed accompagnare i processi naturali di agroforestazione del territorio per costruire un paesaggio multiplo.
La natura ha la forza di riemergere e trasformare, ed i vinchi (i polloni, rami che si ergono vicino ai tronchi degli ulivi malati ed abbandonati a se stessi, dai quali il titolo dell’opera VInculum), sono il segno di queste possibilità rigenerative. Luigi Coppola vede negli appezzamenti di terra, per la maggior parte oramai abbandonati, una possibilità di risorgere a partire dalla natura e dalle sue vie di ricostruzione. Un processo rigenerativo nel quale l’artista propone agroforeste o giardini coltivati assecondando la relazionalità tra ecosistemi di piante diverse, l’agricoltura naturale, che rende i terreni forti, fertili, in grado di proteggersi e di sostenere le diversità botaniche che convivono. Vinculum immagina la convivenza con l’epidemia, con la malattia, come possibilità: non necessità di estirpare, bruciare, capitozzare gli ulivi, ma utilizzare la forza generativa della materia organica accumulata per centinaia di anni da queste straordinarie piante.
Le opere di Vinculum, dipinti e disegni su tela appositamente realizzati, sono presentate nelle vie di Castrignano, inserendosi come nuove icone all’interno delle edicole votive, vuote, di Palazzo De Gualtieris e del paese intero, in un percorso che vuole rendere iconiche le piante, i gesti riparatori, i suoli, le radici. Un free press prodotto dall’artista è parte integrante del lavoro, un gesto di pedagogia radicale che vuole non solo approfondire gli immaginari suggeriti dall’artista, ma anche condividere una riflessione e una metodologia sensibile per pensare la crisi come opportunità.
Ex-Situ, trasporta in Puglia un’opera articolata ed in fieri che l’artista ha concepito e sviluppato nella Repubblica Democratica del Congo coinvolgendo artisti, scrittori, attori culturali e scienziati raccolti intorno agli Ateliers Picha. Avviato nel 2021 attraverso una serie di laboratori mirati a studiare gli intrecci tra storia urbana coloniale ed inquinamento del territorio, Ex-Situ si è svolto come indagine scientifica e poetica sfociata nella volontà di immaginare una possibile progettualità a lungo termine di riparazione – di una terra danneggiata dall’estrazione mineraria e di una società violentata dalla storia coloniale e postcoloniale. Presentato durante la “7a Biennale di Lubumbashi – Toxicity”, il progetto ha visto la distribuzione in città di un free press e l’installazione di dodici arazzi nell’atrio monumentale dell’Istituto di Belle Arti di Lubumbashi. I dodici arazzi illustrano dodici piante, scelte simbolicamente come possibile strumento di “riparazione” delle terre (grazie alle proprietà fitorimediative) e di una società impoverita dal modernismo occidentale e dalla cesura tra uomo e natura imposta dalla colonialità.
Affiancano gli arazzi, alcuni esemplari del free-press prodotto e distribuito a Lubumbashi in occasione della Biennale, ed il volume EX SITU Compatible avec la vie. Plantes pour un monde qui attends de germiner, recentemente pubblicato da Kunstverein (Milano), che raccoglie in una serie di testi, il lavoro di ricerca e riflessione realizzato in due anni dall’artista insieme a una rete internazionale di persone che hanno contribuito al progetto. Il libro è pensato come strumento, invito a diventare alleati, a interrogarsi sulle complessità e sulle opportunità della crisi.
Vinculum ed Ex-Situ sono il cuore di questa prima mostra personale di Luigi Coppola a Kora, che intende evidenziare la stretta relazione tra progettualità artistica, relazione a lungo termine con i territori e potenzialità autorigenerative delle terre. Entrambi i progetti sono infatti centrati sui gesti riparatori, a partire dalle crisi di due territori e dalle loro storie, diverse ma parallele. Non si tratta di un approccio descrittivo, ma della condivisione di un immaginario e della possibilità di attivazione attraverso una serie di azioni concrete, il “metterci le mani”, partire da quello che è considerato sterile (anche se non lo è) per generare nuova vita, nuove economie, nuove relazioni ecosistemiche.